La fantascienza non parla di mondi lontani.
Parla di quello che siamo, di quello che temiamo di essere, di quello che desideriamo diventare. Usa pianeti sconosciuti, futuri impossibili, intelligenze diverse dalla nostra e civiltà ancora da inventare per porci le domande più importanti: chi siamo? Che cosa ci rende umani? Che cosa siamo disposti a fare per gli altri? Qual è il mondo nel quale vogliamo vivere?
La fantascienza sa emozionare, inquietare, commuovere, sa metterci davanti ai nostri errori e mostrarci conseguenze che non avevamo saputo immaginare. Ma sa anche aprire finestre, e ricordarci che il presente non è l'unico mondo possibile, che il futuro non è ancora stato scritto, che esistono strade che non abbiamo ancora percorso.
In un tempo di tenebre, la fantascienza ci chiede di alzare gli occhi e guardare le stelle.
Non cerchiamo storie che fingano che il mondo sia perfetto. Cerchiamo storie capaci di attraversarne le contraddizioni senza rinunciare alla possibilità di cambiarlo.
Perché guardare il cielo non significa dimenticare la Terra. Significa ricordarci quanto sia importante, fragile e preziosa.
Il futuro non è una promessa, è una possibilità.